Parla con Paolo

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CONFESSIONI DI UNA MASCHERA

Nelle città frenetiche, nei moderni santuari della funzionalità e praticità, dove la moda porta ad un appiattimento cromatico che scivola in un cupo nero , che non risparmia nemmeno le fantasie di sete colorate che sono le cravatte, indossando tristissime T-shirt nere come l’abito: sacerdoti del nulla.

In questo cerimoniale funereo e mesto, nell’esaltazione della razionalità, si moltiplicano pseudo ristoranti giapponesi o sushi bar (come se in giappone , in tutto il giappone mangiassero quotidianamente lingue di salmone gelido legati con un filo d’alga ad una pappocchia di riso freddo e colloso).

E noi neri  celebranti della rapidità ci intrecciamo le dita Fantozzianamente  nel tentare di portare alle labbra con quei bastoncini  malefici , lentamente il cibo.  La lingua accoglie come un ostia quel bolo alimentare  che ha il vantaggio di non fumare come una buona forchettata di spaghetti, ne di macchiare le nostre nere vesti come un succulento sugo di brasato di manzo, e le poche gocce di salsa di soia di cui lo impregnamo ed il piccantissimo rafano (lo scrivo in italiano tanto per capirci) servono solo per ricordarci che esistono i sapori, altrimenti sarebbe una degustazione che assomiglierebbe all’ingestione di un pezzetto di candela di cera.

Contraddizioni del mondo moderno, come le stampe , con la rappresentazione di pallide gheishe, con lo sguardo abbassato e le mani giunte.

Talmente lontano dalle pelli bruciate dalle lampade UVA o dai viaggi stressanti alle Maldive, dove l’incanto dei luoghi viene immediatamente deformato dalle eterne esposizioni sui lettini al sole, per poter tornare in Italia con la prova provata di un sano viaggio esotico .

Chissà se c’entra la politica nella moda ventennale (anni 70-80) delle abbronzature esasperate ed esasperanti, chissà se un certo essere più vicini al “popolo” imponesse a Contesse e Miliardarie di apparire più vicine ad una mondina che ad una casta diva Dannunziana.

Certo è che ora si paga questi eccessi , problematiche di pelli devastate dal sole emergono con l’arrivo dell’età matura, e non basta spostare l’attenzione in un ambiente orientaleggiante descritto pocanzi , e non basta usare solo una cremina idratante e riempirsi di puzzolenti olii alla sera (che hanno il solo risultato di confermare la sentenza di divorzio voluta dal marito).

Le maschere giapponesi confessano i loro peccati, nascondono pelli insultate, sono il contraltare della rugosità disidratata di vent’anni.

L’arrivo del freddo fa poi il resto, le necessarie pedalate in città (fa molto ecologic-woman e se non c’è lo spirito ecologista ci si mette l’ecopass a incentivare l’uso dele due ruote) portano la pelle della donna moderna ad affrontare sbalzi di temperatura, sberle di smog al cui confronto il viaggio di Lara con il Dott. Zivago nella Siberia a – 50° è una dolce carezza di salute dermica.

E se nei weekend ci si precipita nelle SPA o nelle BeautyFarm ( ma Farm non vuol dire Fattoria? Come fa una vacca ad essere carina?), non risolve la quotidianità dell’offesa al nostro mantello cutaneo.

Ed allora educhiamo alla quotidiana salute, all’uso di prodotti che fanno riconquistare la “struttura” alla pelle.

Facciamo conoscere l’arte dell’auto massaggio, riconosciamo ai gesti ed alle scelte opportune e professionali la loro importanza nella resurrezione delle cellule.

Centelliniamo l’uso di prodotti che la maschera non la pongono sul viso, ma addirittura si insinuano tra i solchi “belli” dell’età che passa.

In Farmacia dobbiamo dare alla cosmetica del freddo (quella che si usa nei periodi invernali) la dignità se non proprio di terapia , quantomeno di aiuto ad un ritorno alla normalità.

La nostra decantata professionalità si evince proprio dalla nostra capacità di vedere i paradossi dei tempi, di correggere gli atteggiamenti, di indicare le vie percorribili, di dare degli obbiettivi e dei risultati: il farmacista non deve mettere maschere, deve essere vicino alla persona ed aiutarla a guardarsi allo specchio, per scoprire in se stessa le capacità, la voglia, la necessità di essere semplicemente BELLA.

Paolo G Vintani