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LE STATUE D'ACQUA : AIDS DIMENTICATA

LE STATUE D’ACQUA:

Le politiche e gli interventi messi a punto a favore dei malati di malattie infettive spesso rimandano ad antiche paure di contagio ed all’idea di inguaribilità e morte.

La nostra ipotesi è che gli atteggiamenti, i comportamenti e le azioni verso il malato , e l’agire del malato stesso, sono condizionati dal tipo di rappresentazione sia simbolica sia reale, posta in essere dagli uni e dagli altri nelle diverse relazioni.

Su questo sfondo relazionale, è possibile ricostruire quanto tali rappresentazioni influenzino e, allo stesso tempo, strutturino determinati rituali del self delle persone coinvolte in una relazione. Riflettere sulla ritualità, significa comprendere, a fronte di un evento di rottura come la malattia, la necessità di comportamenti predeterminati che assicurano uno standard minimo di reciproca convivenza.

Il problema è di capire se queste stesse ritualità non siano un ostacolo ad un miglioramento complessivo del rapporto tra il mondo del malato e il mondo della cura e degli affetti. Passando dal livello micro della relazione a livello macro nei termini di politica sociale, è possibile ipotizzare un condizionamento proveniente dall’insieme delle rappresentazioni degli operatori e dei familiari nei confronti dei malati in quanto persone e della malattia in generale. Di conseguenza impostare interventi di assistenza domiciliare senza ricostruire le immagini, il vissuto e le possibili criticità relazionali dei familiari e degli operatori verso la malattia, può determinare una caduta di efficacia dell’azione stessa. In sostanza diviene fondamentale connettere i due ambiti, quello relazionale e quello di politica sociale, a partire dall’analisi di un comune denominatore costituito dalle reciproche rappresentazioni degli attori in gioco.

Il titolo da un libro della scrittrice Fleur Jaeggy.

Il romanzo prende spunto, in un’atmosfera surreale, dalla vita in un sotterraneo di un uomo solitario che si circonda di statue. Egli parla con loro, evoca i ricordi, perdendo il controllo delle ore e della vita, esce di rado, per lo più di notte.

La sua sola attività è una perenne, silenziosa cerimonia dedicata agli assenti.

Quando abbandonerà il sotterraneo si ritroverà carico di anni.

La continua dissociazione, l’ossessività dei fantasmi ci è parso come una giusta metafora non solo del malato di patologie infettive, ma del malato in genere.

La società moderna non isola più fisicamente gli “appestati”, ma ha un sottile modo di emarginarli.

La statua come simbolo di problema visibile è immobile, l’acqua per la trasparenza che sembrano avere queste entità, l’acqua perché trasmette una sorta di sensazione di costante umidità che avvolge il nostro io in una sensazione di disagio nel VIVERE vicino ad un malato .

Non è una definizione che esprime felicità o gioia, bensì un’angosciante realtà, una atmosfera forse triste e malinconica, ma proprio perché non è nel nasconder il problema che lo si risolve, diventa ancor più significativa.

E' per questo che ci piace il lavoro per il reintegro dei soggetti siero positivi fatto dalla DIANOVA e vi invitiamo a sostenere questa associazione.

www.dianova.it       grazie